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I numerosi fatti di cronaca portano oggi sempre più persone a tutelare i beni e la famiglia, e uno dei mezzi che si sta diffondo sempre di più per la sua efficacia è la disposizione di telecamere di videosorveglianza.

Installate da privati cittadini, società o enti pubblici, ormai si trovano dovunque, riprendendo e registrando anche situazioni non rilenti ai fini della sicurezza che, però, hanno come protagonisti persone comuni riprese nel normale svolgimento della quotidianità.

Ecco che, allora, i sistemi di videosorveglianza potrebbero entrare in conflitto con la privacy e la sfera privata delle persone.

Sia il Garante della privacy che il Parlamento hanno prestato attenzione al problema, cercando di regolamentare la materia attraverso decreti e provvedimenti per la protezione ed il trattamento dei dati personali.

Secondo le direttive europee (95/46/CE) la voce e l’immagine impresse su supporto tecnologico è da considerarsi un dato personale, per cui sono espressamente tutelati dalla legge.

In Italia, come già accennato in precedenza, sono stati presi dei provvedimenti per disciplinare la materia.

Prima fra tutti è l’obbligo di informare le persone che transitano nel raggio visivo dell’occhio delle videocamere di trovarsi in una zona posta sotto videosorveglianza, attraverso cartelli che, oltre alla dicitura “Area videosorvegliata” , devono riportare anche l’autore e le sue finalità; nel caso in cui il sistema sia direttamente collegato con una stazione di polizia, questa informazione dovrà essere specificata con apposito cartello.

Per quanto riguarda, invece, la conservazione delle immagini riprese dalle videocamere, queste devono essere obbligatoriamente distrutte entro le 24 ore successive alla registrazione, eccezion fatta per tutte le attività considerate rischiose – come le banche – che possono protrarre il trattenimento delle immagini fino ad una settimana.

Ovviamente, tutte queste limitazioni decadono nel momento in cui vi siano delle indagini della magistratura in corso, per cui la conservazione dei dati registrati è possibile per tutto il tempo necessario agli inquirenti, che, comunque, pongono le registrazioni sotto sequestro a disposizione unicamente del personale autorizzato.

Qualsiasi altro caso di prolungamento della detenzione delle registrazioni deve essere concordato con il garante della privacy.